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Ignazio Sebastiano Gravina Cruyllas, Principe di Palagonia, continuando con più energie quanto era stato intrapreso dal padre, procede nell'opera di riorganizzazione dell'economia del feudo e delle sue infrastrutture.
Ed è nell'ambito di questo programma che nel 1689 intraprende la costruzione di un fondaco e di una nuova residenza nella spiaggia di Calatabiano, dove esiste una sorgente d'acqua dalla quale deriva la denominazione data alla contrada "dell'Acquicella".

L'importanza del nuovo sbocco a mare per la terra di Calatabiano è tale che per le nuove costruzioni dello scalo marittimo in tre anni Ignazio Gravina spende più di 1110 onze sulle 1690 da lui spese complessivamente per nuovi fabbricati o l'acquisto di altri già esistenti nell'intero Stato di Calatabiano.
Quindi questa residenza, con i fabbricati annessi, non va vista come centro di un'azienda agricola, ma va letta e interpretata come polo commerciale e nodo vitale di un complesso sistema
economico che comprende un vastissimo entroterra.

Con atto di obbligazione del 30 Gennaio 1689 i mastri Francesco Liuzzu, Giannetto di Leonardo, Mario Panebianco e Giovanni Arcidiacono di Acireale si impegnano col Principe di Palagonia, Ignazio Sebastiano Gravina Cruyllas alla costruzione del fondaco dell'Acquicella e alla costruzione di una residenza per il Principe stesso.Per l'esecuzione degli intagli in pietra lavica del fondaco e della residenza vengono incaricati i Mastri Flavetta di Acireale.

Quasi certamente nell'erezione dei fabbricati si procede senza un disegno di progetto, seguendo invece un canovaccio che si basa sull'esperienza dei Flavetta, e sui desideri del Principe.
Il corpo centrale del complesso, costituito dal fondaco e dalla residenza del feudatario, viene completato in poco meno di due anni, come testimoniano le apoche rilasciate dai mastri scalpellini Francesco e Filippo Flavetta nel Dicembre 1690, sugli intagli in pietra lavica di porte e finestre.

Una dettagliata relazione del Novembre 1693 ci dà un'idea abbastanza completa dei lavori fatti eseguire da Ignazio Sebastiano Gravina fino a quella data, cioè circa un anno prima della sua morte.
In realtà la stessa residenza aveva in quel periodo un aspetto alquanto differente, come ci testimoniano i documenti dell'epoca. Non esisteva lo scalone interno a tenaglia addossato al prospetto est delle attuali quattro torrette poste agli angoli della casina, ne esistevano due sole, quelle degli spigoli sud-est e sud-ovest. Le strutture portanti orizzontali fra il pianterreno ed il primo piano, che adesso sono costituite da volte in muratura, erano originariamente in legno.

Al posto dell'attuale cornicione del prospetto est e delle torrette ornato da eleganti vasotti e volute, vi era la classica cornice alla cappuccinesca monacale. Il complesso dei fabbricati dello scalo dell'Acquicella non subisce danni rilevanti nel terremoto del 9 e 11 Gennaio 1693, dei quali non si fa cenno nella perizia stimativa del Novembre dello stesso anno. Ai fabbricati esistenti vengono invece aggiunti dei nuovi da Ferdinando Gravina, succeduto al padre nel 1694.
Nel 1697 viene edificata la Chiesa di S. Antonio da Padova, che ancora esiste e lato della casina, anche se parzialmente crollata.

Delle aggiunte e degli aggiustamenti fatti eseguire da Ferdinando Francesco Gravina abbiamo un succinta relazione del 1718, dalla quale risulta anche che egli fece aggiungere al "casale grande" altre due torrette "garite" sul lato nord in aggiunta a quelle già esistenti sul lato opposto.

L'elemento formalmente più rilevante del complesso - la residenza feudale con le sue quattro torrette angolari - alla morte di Ferdinando Francesco Gravina nel 1736 doveva avere ancora un aspetto del tutto soddisfacente se in un relazione di stima di quello stesso anno, relativa alle fabbriche fatte fare dal Principe, i periti dichiarano che: "le due garite fatte nel casino grande verso la chiesa, e stante essere diminuite, necessitano però d'alzarsi altri palmi duodeci per non rendersi mostruose, e vi necessita diroccarne parte nella somma di onze 20".

Sembra che Ignazio Sebastiano III, succeduto a Ferdinando Francesco nel 1737, non abbia fatto eseguire i lavori e che sia stato invece Ferdinando Francesco Gravina ed Alliata, investito del Principato di Palagonia e della Signoria di Calatabiano nel 1747, a dare l'assetto definitivo alla residenza realizzando lo scalone a tenaglia davanti alla facciata est ed il coronamento con vasotti e volute dello stesso prospetto e delle quattro torrette.
Certamente lo scalone era stato realizzato da tempo quando nel 1774 il feudo di Calatabiano viene concesso in "arrendamento" ad Antonio Abadotto già governatore.
Nella concessione, come risulta dalla relativa apoca, sono incluse tutte le residenze del Principe di Palagonia che, così come gran parte degli altri fabbricati descritti, sembrano quasi tutte mancanti da lungo tempo di manutenzione, o addirittura cadenti.Nel 1856 la residenza, insieme col fondaco, la ferreria ed una vasta tenuta di terre intorno, viene concessa in enfiteusi al Barone Pasquale Pennisi. Ai Pennisi si deve la trasformazione del fabbricati nella situazione in cui li vediamo attualmente.

Fra gli interventi ottocenteschi più rilevanti va segnalata la costruzione del palmento e della cantina a sud della residenza (nel sito dove si trovava il fondaco), di numerose case terranee per l'alloggiamento dei braccianti e di un alto muro di recinzione con relativo cancello.
Una data inserita sulla parete nord all'esterno della cantina, "3 giugno 1879", indica il completamento dei lavori di ristrutturazione. Fra la cantina e la residenza viene realizzato un ampio arco passante che sostiene una terrazza ad uso della residenza padronale.

Le ultimissime vicende del fabbricato riguardano l'utilizzazione di esso e del terreno circostante come sede di una struttura alberghiera, destinazione che ha evitato grosse trasformazioni degli antichi fabbricati ma che ha invece svelato a viaggiatori ed estimatori questo splendido ed irripetibile esempio di architettura barocca siciliana.