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  Alcamo
Punti di interesse
Alcamo - Castello dei conti di Modica
Alcamo - Chiesa San Francesco di Paola
Alcamo - Badia Nuova
Alcamo - Chiesa Santissimi Cosma e Damiano
Alcamo - Chiesa di San Tommaso
Alcamo - Chiesa Santissima Annunziata
Alcamo - Chiesa del Collegio
Alcamo - Chiesa di Santa Oliva
Alcamo - Chiesa Santissimi Paolo e Bartolomeo
Alcamo - Chiesa Madre
Alcamo - Fontana Araba
Alcamo - Casa De Ballis
Alcamo - Municipio
Alcamo - Piazza della Repubblica
Alcamo - Piazza Ciullo
Alcamo - Torre Saracena Monte Bonifato
 
Alcamo

Àlcamo (Arcamu in siciliano) è situata al centro del Golfo di Castellammare, a 256 m di altezza, ed ai piedi del Monte Bonifato.

Venne fondata nel 828 dal comandante musulmano al-Kamuk, da cui poi la località avrebbe preso il nome.

L'etimologia potrebbe derivare anche da Alquam, terra fangosa, o da Marzil Alqamah, casale di Alqamah; secondo altre fonti fu fondata dagli Arabi nel 972 circa, più di un secolo dopo lo sbarco a Mazara del Vallo che aveva dato il via alla loro conquista della Sicilia, ultimata con la caduta di Taormina del 902.

Sorge in provincia di Trapani su un altopiano di 256 m s.l.m., alle pendici del monte Bonifato, alto 825 metri, sul quale esisteva fin dal V secolo una popolazione cristiana sottomessa dai Saraceni i quali in quel periodo (827) erano in guerra coi Bizantini. Una torre in rovina e ruderi dell'antico serbatoio d'acqua della "Funtanazza" sono oggi le uniche testimonianze arabe di questo paese montano, abbandonato definitivamente dalla seconda metà del XIV secolo.

Il primo documento che parla di Alcamo è del 1154 ed è un passo del Libro di Ruggero scritto dal geografo Edrisi per ordine del re normanno. Edrisi descrive la posizione di Alcamo ad un miglio arabico e mezzo da Calatubo e lo definisce mazil (casale o gruppo di case) con terre fertili e un mercato. Del 1185 è un altro documento che parla ancora di Alcamo e che ne conferma l'origine araba. È un diario di un pellegrino andaluso, Ibn Jubair, che in viaggio da Palermo a Trapani si fermò ad Alcamo che egli definisce beleda (paese con moschee e mercato).

Durante il periodo medioevale l'attuale centro storico era abitato da musulmani e diviso nei quattro casali di S. Vito, S. Leonardo, S. Ippolito e S. Nicolò. Dal 1060 cominciò la colonizzazione da parte dei Normanni. Una serie di rivolte dei saraceni tra il 1221 e il 1243 indusse l'imperatore Federico II di Svevia (1230-1250) a deportare la popolazione araba da Alcamo e i casali divennero gradualmente cristiani. In questo periodo nasce ad Alcamo il celebre poeta Ciullo o Cielo d'Alcamo, autore del contrasto Rosa fresca aulentissima, che costituisce uno dei più originali documenti in lingua italiana. In quello stesso periodo alla popolazione residente sulla terra di Bonifato fu ordinato di scendere a valle e unirsi a quella alcamese.

Il periodo aragonese segna lo sviluppo progressivo del paese e pittura, scultura e architettura ne testimoniano lo splendore, mentre la popolazione che abitava sul monte Bonifato scende a valle fondendosi con quella dei casali. Il castello delle quattro torri, due quadrangolari e due circolari, che va sotto il nome di castello dei Conti di Modica, costruito nel 1350 circa dai fratelli Manfredi ed Enrico Chiaromonte sotto la dominazione dei Ventimiglia, testimonia il succedersi di un feudalesimo, talvolta esoso, che si alterna con brevissimi periodi di demanialità regia, fino all'abolizione dei privilegi baronali. Durante il XIV secolo Alcamo conta circa tremila abitanti provenienti anche da varie parti della Sicilia e dell'Italia che negli atti notarili venivano indicati come habitatores.

Durante il XV secolo Alcamo era un centro del commercio del frumento della Sicilia occidentale. Intorno al 1500, Alcamo fu sotto la giurisdizione del capitano di giustizia Ferdinando Vega, che impose il rispetto della legge con la forza e combatté le incursioni dei pirati turchi. Dal punto di vista urbanistico il centro abitato viene cinto da mura difensive meralte che comunicavano con l'esterno attraverso quattro porte: Porta Palermo alla fine dell'attuale via Rossotti, Porta Corleone alla fine dell'attuale via Comm. Navarra, Porta di Gesù posta di fronte la chiesa Santa maria di Gesù attigua al convento dei Francescani, e Porta Trapani posta all'inizio di via Comm. Navarra. Nel 1535, in onore dell'imperatore Carlo V di passaggio per Alcamo, reduce dalla Tunisia, fu chiusa la vecchia Porta Trapani e ne furono aperte altre quattro: Porta stella, Porta Nuova e le nuove Porta Trapani e Porta Palermo poste all'ingresso e alla fine dell'attuale corso VI Aprile che venne chiamato Corso Imperiale.

Nel XVI secolo Alcamo ebbe alcune scuole e dei dotti insegnanti, tra cui il poeta ed erudito Sebastiano Bagolino (1562-1604). In questo periodo avvenne anche l'apparizione della Madonna ad alcune popolane e il ritrovamento dell'immagine della Madonna, poi venerata col titolo di Madonna dei Miracoli (1547). Tra il 1574 e il 1575, mentre fiorivano l'architettura e la scultura, la popolazione alcamese venne decimata dalla peste. In quel periodo i cadaveri degli appestati furono sepolti nel cimitero di S. Ippolito. Anche il XVII secolo per Alcamo fu contrassegnato da pestilenze e moti popolari. Dal 1614 al 1618 Alcamo fu venduta per 2000 scudi da Vittoria Colonna,Contessa di Modica, a Pietro Balsamo, principe di Roccafiorita.

Alcamo conobbe un notevole ripopolamento solo nel XVIII secolo, nel 1798 la popolazione era già di 13.000 abitanti. Quello fu un periodo d'oro anche per le arti, con la costruzione della Chiesa Madre, su progetto degli architetti Angelo Italia e Giuseppe Diamante, il cui interno fu decorato anche con 38 splendidi affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1699). Di quel periodo furono anche la ristrutturazione della chiesa di S. Oliva, la ricostruzione della chiesa di SS. Paolo e Bartolomeo, il completamento della monumentale chiesa del Collegio e della chiesa di S. Francesco di Paola. Nel 1667 Mariano Ballo fece anche costruire un teatro, il teatro Ferrigno, in seguito ribattezzato cine-teatro Euro, e dopo i recenti restauri, teatro Cielo d'Alcamo.

Nel 1802 Alcamo diventò demanio regio e del parlamento siciliano fecero parte, in rappresentanza di Alcamo, gli arcipreti Stefano Triolo Galifi e Giuseppe Virgilio e il barone Felice Pastore. Nel 1820 una rivolta diede luogo ad assassini e saccheggi, alla liberazione di delinquenti dal carcere e all'incendio degli archivi comunali. Nel 1829 un'epidemia di colera decimò buona parte della popolazione. Nel 1843 venne iniziata la costruzione dell'attuale palazzo comunale, su un terreno che apparteneva al barone Felice Pastore.

Il Risorgimento italiano vede tra i suoi protagonisti diversi alcamesi, tra cui molti sacerdoti. Il 1812, il 1820, il 1848 e il 1860 sono gli anni nei quali Alcamo, insieme alle altre città siciliane più patriottiche, porta avanti gli ideali dell'Italia unita, guidata dalle famiglie Romano, Fazio e Triolo di Sant'Anna. Stefano e Giuseppe Triolo il 6 aprile 1860 fanno sventolare la bandiera tricolore sul palazzo del Comune, costituendo delle squadre di volontari che daranno man forte a Garibaldi che emanerà ad Alcamo alcuni decreti dittatoriali per conto di Vittorio Emanuele II. Sarà Francesco Crispi, poco tempo dopo, a preparare la costituzione per le terre liberate.

Nel 1897, in occasione della festa della Patrona, venne inaugurata l'illuminazione pubblica. Tra le figure cittadine più importanti di questo periodo ricordiamo il sacerdote Giuseppe Rizzo, fondatore della Cassa Rurale e Artigiana. Negli anni successivi, durante la prima guerra mondiale morirono quattrocento cittadini alcamesi, e il periodo seguente fu caratterizzato da miserie e stenti a causa dell'inflazione monetaria e del brigantaggio. Nel 1918 l'epidemia influenzale chiamata "spagnola" causò la morte di circa cinquecento persone.

Con l'avvento del Fascismo, i cittadini chiesero allo stato che Alcamo venisse elevata a capoluogo di provincia, ma la loro richiesta venne rigettata. Nel 1935 il cimitero S. Ippolito fu trasformato in campo sportivo (l'attuale Don Rizzo). Durante il secondo conflitto mondiale gli alcamesi morti o dispersi in battaglia furono 213. Il 21 luglio 1943 gli Americani entrarono ad Alcamo senza incontrare resistenza. Il 18 dicembre 1944 il disagio economico e sociale portò la popolazione ad insorgere occupando il palazzo Comunale e incendiandone gli archivi.

Negli ultimi decenni alle attività economiche alcamesi più tradizionali, l'agricoltura e l'artigianato, si sono affiancate numerose attività commerciali, industriali e orientate all'offerta di servizi. Tra le figure di spicco della vita politica alcamese degli ultimi anni, ricordiamo i senatori Ludovico Corrao, Francesco Parrino e Baldassare Lauria, il ministro Enza Bono Parrino, l'onorevole Francesco P. Lucchese, e l'ex sindaco Massimo Ferrara.

Alcamo oggi si estende su una superficie di 130 kmq, conta circa 44.000 abitanti e conserva il suo ruolo di crocevia commerciale tra Palermo e la provincia di Trapani. L'amministrazione comunale è retta da una giunta di centrosinistra presieduta dal sindaco Giacomo Scala. Il clima è temperato e la posizione centrale rispetto al Golfo di Castellammare regala dei panorami caratterizzati da vasti orizzonti. Dalla cima del Monte Bonifato nelle giornate più terse è possibile scorgere le propaggini più occidentali delle Madonie, le isole di Ustica e di Marettimo, i monti Sicani. Il territorio comprende anche la località balneare di Alcamo Marina che si estende con la sua spiaggia per alcuni chilometri, dal territorio del comune di Castellammare del Golfo fino all'antico fortilizio arabo del castello di Calatubo.