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  Calatafimi
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Calatafimi

Nel territorio del comune si trovano i resti dell'antica città greca di Segesta. Il 15 maggio 1860 si svolse la battaglia di Calatafimi tra le truppe guidate da Giuseppe Garibaldi e l'esercito borbonico; primo scontro vittorioso per la conquista del Regno delle due Sicilie.

Festa religiosa in onore di Cristo Crocifisso, la cui devozione nella cittadina è collegata ad un antico crocifisso ligneo di autore ignoto, cui sono attribuite numerose guarigioni avvenute nel 1657. In tale anno il crocifisso, che si trovava nella sagrestia della chiesetta di S.Caterina d'Alessandria, fu portato per la prima volta in processione con autorizzazione del vescovo di Mazara.

La festa si svolge ogni 3-5 anni nei giorni dall'1 al 3 maggio. La popolazione calatafimese, divisa in ceti, sfila per tre giorni in processione lanciando confetti, cucciddati e fiori.

I Ceti hanno statuti ben precisi, con amministrazioni che si rinnovano, in genere, al termine di ogni "Festa" e sono:

* La Sciabica
Il nome Sciabica, di origine araba, significa rete, nella quale finisce ogni sorta di pesce, e, per analogia, il vocabolo, indica il Ceto che raccoglie tutti coloro che non hanno un ceto specifico, senza alcuna distinzione.
La sciabica è il ceto più giovane tra tutti quelli che partecipano alla festa.
Lo stendardo del ceto è in velluto rosso, in un lato vi è riprodotta l'immagine della Maria SS. di Giubino, con la scritta: "Madre e gloria del popolo di Calatafimi", nell'altro lato vi è rapressentata la faccia del SS. Crocifisso con la dicitura: "Gesù Crocifisso proteggi il tuo popolo".

* La Maestranza,
Ceto molto caratteristico che sfila per le vie del paese a passo di marcia.
È presente con l'Alabarda, arma del cinquecento, sempre accanto al SS. Sacramento. Nei secoli passati costituiva la "Milizia urbana", corpo armato alle dipendenze dei giurati (autorità cittadine), pronto ad intervenire nei momenti di bisogno.La maestranza aveva il compito di proteggere l'intera comunità calatafimese e nel 1573 si radunò sul Monte Tre croci per proteggere Calatafimi da un eventuale attacco,infatti si temeva uno sbarco delle triremi turche.
La M. iniziale del nome di Maria e l'Ostia d'oro ricamata nello stendardo, indicano l'amore di questo Ceto alla Madonna e all'Eucarestia.Durante la festa La Maestranza è il primo ceto a sfilare per le vie cittadine.

* I Commercianti
Il ceto dei commercianti è stato fondato solo da pochi decenni,nelle precedenti "Feste" i Commercianti non avevano un Ceto proprio. Dopo gli anni 40, a seguito delle trasformazioni economico-sociali dovute alla guerra , e alla notevole trasformazione avvenuta nel campo agricolo i Commercianti incominciarono ad organizzarsi, dando un certo contributo allo sviluppo del paese.
Ogni anno,il 3 di maggio il ceto dei commercianti offre alla cittadinanza un bellisimo spettacolo di giochi d'artificio.

* I Borgesi di San Giuseppe
Detti anche "mercurianti" perché nati per solennizzare il quinto mercoledì, si propongono di incrementare il culto e la devozione al Santo, e cercare di ricopiarne le virtù.Nei giorni di festa,I borgesi sfilano per le vie cittadine con lo stendardo raffigurante la "Sacra Famiglia" e "Lu Circu" (semi-mappamondo coperto di cuccidati),e distribuendo alla popolazioni "li panuzzi di san giuseppe".

* Gli Ortolani
Il ceto degli Ortolani o Iardinara è uno dei più antichi,esso compare negli archivi Sin dal 1689.
Nel loro stendardo vi è raffigurato Gesù nell'orto degli ulivi. Durante la sfilata i soci del ceto si dispongono su due file e ognuno tiene in mano una candela.Al centro delle due file sfila un ragazzino che porta un urnetta sorretta da un asta dove all'interno vi è San Palinu.Grazie a un congegno meccanico il ragazzino fa muovere il santo,facendo vedere così il santo in atto a piantare ortaggi.Alla fine delle due file chiude il cassiere che porta in mano la caratteristica coppa del ceto. Molto suggestivo è il carro addobato di fiori e ortaggi dove ragazzi e ragazze vestiti da ortolani lanciano fiori alla cittadinanza.

* I Mugnai
Anche se ormai a Calatafimi il mestiere del mugnaio è scomparso,il ceto raggruppa tutti i figli e i nipoti di coloro che lavoravano ai mulini.I mulini ad acqua presenti a Calatafimi erano 15 e tutti sorgevano lungo il fiume Kaggera.Ogni anno nel pomeriggio di Pasqua i Mugnai portano la "Santa Cruci" d'argento,donata da loro nel 1776 al SS. Crocifisso,nella chiesa della madonna di Giubino.
Durante il primo giorno di festa i mugnai sfilano in processione con la "santa cruci" per le vie del paese,distribuendo alla popolazione le "Milidde".Lo stendardo del ceto è rappresentata una croce ricamata in oro zecchino.

* I Pecorai ed i Caprai
Inizialmente erano due ceti diversi ma nel corso degli anni si sono fusi per formare un unico ceto.
I due ceti hanno Santi protettori diversi,San Pasquale Baylon è il santo dei Pecorai ed è rapressentato sul loro stendardo mentre si trova i adorazione davanti al SS.Sacramento.I caprai invece hanno com protettore San Gregorio (Vivroli in siciliano).
Durante i giorni di festa sfilano con abiti siciliani caratteristici distribuendo alla gente formaggio fresco mentre alcuni giovani portano "U Circu", con, pendenti dalla circonferenza, pecorelle cestelli e frange confezionati con formaggio fresco, due pecorelle in legno contornate di monete e una piccola urna con San Pasquale portata anche essa ha spalla da quattro giovani in vesti folkoristici.

* I Macellai
Uno dei ceti più piccoli come numero di partecipanti ma non per questo meno importante. Dal 1727 Fino a qualche decennio fa,i Macellai, omaggiavano il SS. crocifisso con due tarì per ogni bue, vacca, vitellaccio, ecc...
Sfilano per le vie cittadine portando il loro stendardo,a coda, di velluto rosso, sul quale sta una Croce ricamata in oro.
Il presidente del ceto, posto alla fine delle due file composte dai componenti del ceto, tiene in mano come "Prisenti" (dono) la coppa con le monete d'oro.

* I Borgesi
Uno dei ceti più piccoli come numero di partecipanti ma non per questo meno importante. Dal 1727 Fino a qualche decennio fa,i Macellai, omaggiavano il SS. crocifisso con due tarì per ogni bue, vacca, vitellaccio, ecc...
Sfilano per le vie cittadine portando il loro stendardo,a coda, di velluto rosso, sul quale sta una Croce ricamata in oro.
Il presidente del ceto, posto alla fine delle due file composte dai componenti del ceto, tiene in mano come "Prisenti" (dono) la coppa con le monete d'oro.

* I Cavallari
Si tratta del Ceto più vivace e pieno di fantasia.
È particolarmente devoto di Maria SS, di Giubino, ed è sempre presente in tutte le manifestazioni mariane.
Ogni anno cura anche, nel Santuario di campagna, durante l'estate, la celebrazione solenne di un sabato.
Non a caso, nello stendardo ha effigiata la Madonna di Giubino.

* I Massari
I Massari, o Massarioti erano sovrintendenti, che si occupavano dell'affitto dei feudi, delle greggi e delle imprese cerealicole, e in seguito, i ricchi borgesi che governavano la "Massaria", azienda con buoi e pecore.
Attraverso i campieri, su cavalli, con fucile e frusta, si scortavano nelle sfilate, vicendevolmente, con i Borgesi.
Il loro numero più caratteristico è il maestoso "Carro" tirato da buoi,(vedi foto a lato), che va in giro gettando "Cuccidati", a ricordo dei pani che durante la "Festa" venivano distribuiti ai poveri. Dei ceti calatafimesi risulta essere sempre stato il più ricco.