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  Tusa
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Tusa

Nel suo territorio sorse la città siculo-greca di Alesa Arconidea, che si sviluppò sulla collina di Santa Maria delle Palate tra il 403 a.C. e il IX secolo d.C..

Negli ultimi decenni del IX secolo, la maggior parte della popolazione di Alesa Arconidea, sembra abbia abbandonato la città per spostarsi sul luogo dove oggi sorge Tusa, situata su una piattaforma rocciosa facilmente difendibile, dove forse sorgeva già un villaggio.

L'abbandono di Alesa sembra sia avvenuto in seguito ad un terremoto, forse quello dell'856, e a questa data deve quindi essere attribuita la fondazione della città.

Storia


Il periodo arabo


Il territorio di Alesa-Tusa dovette essere conquistato dagli Arabi solo dopo la caduta di Siracusa nell'878. Le strutture difensive dell'antica Alesa furono probabilmente riutilizzate per difendere il sottostante porto e la fortezza ricevette il nuovo nome di "Qalat al Qawàrabi". Il nuovo borgo ricevette il nome di Tusa, dall'aggettivo arabo tasa, con il significato di "nuovo, recente". Il nome viene annotato intorno al 1050 dagli eruditi Abù Alì al-Hasan ed Ibn al-Qattà, che indicano il nuovo centro come baldah, "terra" o centro di modeste proporzioni. Anche Yàquit nel suo dizionario geografico Mu’gam, pubblicato nel 1228 riporta le medesime indiazioni. Il geografo Al Edrisi nel suo "Libro di Re Ruggero" (1150) cita Tusa, ma con una notevole imprecisione nella distanza dalle altre città vicine. La rocca di Qalat al Qawàrabi viene citata come azali, ossia antichissima e si parla del porto, molto attivo.

Le prime abitazioni di Tusa vennero costruite sul lato orientale: qui nella chiesa di San Nicola venne forse trasferita la sede vescovile di Alesa. Pià tardi l'insediamento si estese nella parte alta, con la chiesa di San Giovanni. Le vie seguono principalmente le curve di livello disponendosi intorno ad una via principale che taglia il paese da est ad ovest.

Venne anche realizzato un sistema difensivo, con la porta principale a sud-ovest, tuttora ben conservata, costruita in grandi blocchi di pietra e con arco a sesto acuto. Una serie di torri di avvistamento sono adattate sui campanili delle chiese di San Giovanni, San Nicola e Sant'Agostino; una quarta di cui resta solo la base sorgeva sul lato nord e una quinta venne costruita nel centro del paese, l'attuale Torre civica.

Il periodo normanno, svevo, angioino e aragonese


Nella seconda metà dell'XI secolo, Tusa passò sotto il controllo dei Normanni e per circa due secoli verrà amministrata come città demaniale. La città venne trasformata in una fortezza ritenuta inespugnabile. Nella parte alta venne edificato un castello oggi scomparso, e accanto alla Torre civica, a cui era collegato da un passaggio sopraelevato, il "Palazzo", sede del governo locale, oggi scomparso.

Nel 1120 a Tusa è presente Rinaldo da Tusa, figlio di Arnaldo, con il titolo di "Gran Giustiziere della magna corte regia", i cui poteri gli consentono di donare dei territori ("terra manescalchia", probabilmente la pianura verso la costa sotto al vecchio sito di Alesa) al monastero benedettino di Lipari, il cui abate è vescovo di Patti e Lipari e al monastero della chiesa di Santa Maria delle Palate. Rinaldo concesse inoltre a Tusa il privilegio di non contribuire alle spese militari.

Il feudo di Tusa venne creato intorno al 1240] quando Federico II di Svevia concederà la città a Enrico Ventimiglia, come dote per il suo matrimonio con Elisabetta di Geraci.

La città passò quindi sotto il dominio angioino fino ai Vespri siciliani nel 1282, quando fu massacrata la guarnigione francese: l'episodio fu in seguito celebrato con l'erezione di due piccole colonne, che furono in seguito rimosse. In seguito alla cacciata degli Angioini fu creata l'"Università della Città", che anche sotto il dominio degli Aragonesi cercò di conquistare una propria autonomia, con l'elezione dei propri rappresentanti.

L'Università della Città e le istituzioni cittadine


L'Università venne riconosciuta nel 1510 con atto notarile dal feudatario Simone di Ventimiglia, marchese di Geraci, dietro un pagamento che riscattava i diritti della comunità cittadina sul territorio. L'accordo fu celebrato con la fusione di una campana. Nel 1637 ebbe luogo un referendum sul riscatto del "maremisto", ossia il diritto di giudicare in primo grado i reati civili e penali. La comunità tuttavia rimaneva soggetta al signore feudale, al quale doveva un tributo.

Nel 1669 il feudo passò con atto notarile dai Ventimiglia al principe della Torre e Mont'Aperto. L'investura ufficiale avvenne nel 1676. Il terremoto di Catania dell'11 gennaio 1693 danneggiò seriamente la chiesa Matrice, sorta al posto del demolito Palazzo presso la Torre civica alla metà del secolo precedente che dovette essere ricostruita. La città fu consacrata alla Madonna Assunta e l'Università aggiunse tra i suoi simboli una piccola statua della Madonna.

La floridezza economica della città è testimoniata dalla presenza in quest'epoca di sette banche notarili. Viene creato anche il teatro comunale e nasce un circolo dell'Accademia degli Ereini. Il Monte di Pietà venne istituito nel 1630 e rimase attivo fino alla seconda metà del Settecento. Il Monte, che aveva la sua sede nella chiesa della Santissima Trinità, sosteneva finanziariamente anche un Ospedale cittadino, che assicurava la degenza gratuita agli ammalati privi di mezzi ed accoglieva i bambini abbandonati.

In queste attività benefiche venne sostituito dalla "Congregazione della Carità" (per esempio in seguito ad una straordinaria ondata di maltempo nel 1789 la Congregazione distribuì pane e farina). Dalla Congregazione dipendava il "Collegio di Maria". Nel 1902 con i beni del Collegio venne istituito il Monte di Pietà Di Bono, gestito dalla Congregazione, e impegnato nel credito su pegno e in opere di beneficenza. Nel 1906 venne trasformato in asilo infantile. La Congregazione venne soppressa e il suo patrimonio fu formalmente passato agli enti comunali di assistenza e quindi al Comune.

Tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento diverse famiglie gentilizie si erano trasferite a Tusa. Questo comportò un miglioramento dell'estetica degli edifici e l'istituzione di un teatro cittadino, costruito nei pressi del castello e con trentuno palchi, suddivisi tra le autorità cittadine, il clero e le famigie più importanti, oltre alla platea. Nonostante alcuni lavori di restauro effettuati nello stesso anno, nel 1866, durante una rappresentazione i palchi crollarono, con molti morti e feriti e il teatro non venne più ricostruito.

Nel 1733 il principe Orazio della Torre fece nascere a Tusa una sezione dell'Accademia degli Ereini, un'accademia letteraria che aveva sede a Palermo, mentre altri cittadini parteciparono all'Accademia degli Industriosi della vicina Gangi.

Nel 1728 la signoria era passata dai principi della Torre ad Ercole Branciforte, a cui successe il figlio Giuseppe, principe di Scordia. Sotto quest'ultimo ci fu una contesa con i cittadini di Tusa, che protestarono per l'imposizione di usare obbligatoriamente, a pagamento,i frantoi del principe per la produzione dell'olio. Nel 1790 i cittadini vinsero la causa. Poco dopo, in seguito alla Rivoluzione francese i diritti feudali vennero aboliti.

Il governo della città


Nei vari periodi queste furono le più importanti cariche cittadine:

*Al "maestro segreto" era affidato un determinato territorio ("secrezia") e deteneva il registro nel quale erano depositati gli atti pubblici di propria competenza.
*Al "castellano, che rappresentava il signore feudale, era affidato il castello, ove risiedeva.
*Al "maestro portolano" che risiedeva nel castello della Marina di Tusa, era affidata la riscossione dei tributi sulle merci in transito nel porto, da dividere tra il re, il signore feudale e il vescovo di Cefalù.
*Al "capitano" erano affidati compiti di polizia giudiziaria e il comando della "sciurta", il corpo di guardie per la sorveglianza notturna. In origine di nomina regia e quindi feudale, venne quindi nominato dalla comunità. Riscuoteva inoltre le angarie", la tassa pagata da musulmani ed ebrei per poter esercitare la propria religione.
*Il baiulo era il capo dell'amministrazione cittadina e svolgeva anche compiti di magistrato, insieme a tre giudici. Inizialmente di nomina regia e poi feudale, dal 1510 l'Università della Città riscattò a pagamento il diritto di eleggere i quattro giudici. Dopo il 1637 le competenze legali furono estese dal riscatto del diritto del "maremisto"
*Al "catapano", o "maestro di piazza" era affidato il controllo dei prezzi e delle misure del mercato.
*La "corte capitaniale e giuratoria" era costituita dal capitano, dai giurati e da due giudici e si occupò dell'amministrazione della giustizia ereditando una parte dei poteri del baiulo.
*Il "consiglio civico", costituito da 30 rappresentanti dei tre ceti dei civili, dei borghesi e dei maestri d'arte, trattava tutti i più importanti affari della città. Ne facevano parte di diritto anche il baiulo e gli altri giudici, il capitano e i membri della corte capitaniale.

Il piano terra della Torre civica, privo di porte e finestre, fu utilizzato per molto tempo come prigione cittadina, anche nel periodo dell'Inquisizione (a partire dal 1487. Con la demolizione del Palazzo nella metà del XV secolo venne trasferito e nel XVII secolo era presso la chiesa di San Nicolò, dove rimase fino al 1848.

L'Ottocento


Durante i moti del 1848 La comunità decise di partecipare alla rivolta e l'8 febbraio inviò un messaggio di solidarietà al Comitato Civico di Palermo, centro dell'attività antiborbonica, dichiarando la propria adesione. La rivolta si accompagnò all'uccisione dei membri maschi della famiglia dei Frazzetto, di cui padre e figlio erano a capo della gendarmeria borbonica.

Diversi cittadini di Tusa parteciparono quindi nel 1860 all'impresa di Garibaldi e fu costituito in città un "Comitato Civico" che domandò formalmente l'adesione al regno sabaudo. Vi furono anche sommosse a causa della richiesta delle terre demaniali da parte dei contadini, che si riproposero l'anno seguente. Alcuni membri del comitato cittadino, che si riteneva operassero segretamente a favore di una restaurazione borbonica vennero uccisi in diversi contemporanei agguati. I colpevoli tuttavia non vennero mai individuati. Alla fine del secolo la questione delle terre demaniali venne risolta con la quotizzazione di terreni comunali. Alcune quote rimasero al Comune che le diede in affitto.

Nel 1866 furono espropriate molte proprietà ecclesiastiche, che furono successivamente vendute all'asta; si creò così una nuova classe di piccoli proprietari che fece diminuire la richiesta di terre.

Strutture classiche ed istituzioni


La prima chiesa di Tusa fu probabilmente quella dedicata a San Nicola, che potrebbe essere stata anche la sede provvisoria del vescovo La sede vescovile non venne ripristinata nella riorganizzazione ecclesiastica voluta daI Normanni. L'istituzione della sede vescovile venne richiesta nel Seicento, ma fu ottenuta invece da Nicosia e per protesta nella Chiesa Matrice, in quel momento in costruzione, non venne più realizzata la cupola prevista.

Il vertice della gerarchia ecclesiastica era rappresentato a Tusa dal "vicario curato", che amministrava le rendite ecclesiastiche ed era a capo della parrocchia. Il delegato del vescovo era il "vicario foraneo". A questi si affiancavano i sarcerdoti delle varie chiese, che formavano il clero secolare. I sacerdoti furono riuniti nel 1585 nella "Rota comunia della città di Tusa", in modo da assicurare un'equa ripartizione delle rendite. Queste erano costituite in primo luogo dal tributo della "primizia", dovuto da ogni famiglia, a cui si aggiungevano le donazioni e le rendite delle proprietà ecclesiastiche e i "diritti di candela" per le funzioni funerarie. La parrocchia versava un contributo annuale per il mantenimento del seminario di Cefalù. I beni della "comunia" furono amministrati da dieci "cappellanie, ognuna con un suo procuratore (1681):

* Venerabile Monte di Pietà, nella chiesa della SS. Trinità;
* Santissimo Sacramento, nella Chiesa Matrice;
* San Giovanni Battista;
* San Nicola di Bari;
* Sant’Antonio Abate;
* San Pietro;
* San Michele Arcangelo e Sant’Antonio di Padova;
* Santa Caterina
* Anime Purganti o Purgatorio;
* Santissimo Rosario.
Nel 1894 le "cappellanie" furono ridotte a sei, con l'eliminazione di quelle del Monte di Pietà, di San Giovanni, di San Pietro e del Purgatorio.

Dal XVII secolo esistette la "Deputazione delle chiese e delle confraternite", composta dal Vicario Curato, dal Vicario Foraneo e da due sacerdoti, che si incaricava dell'inventario degli arredi e della tenuta dei conti.

La giurisdizione della Chiesa comprendeva l'amministrazione della giustizia per reati commessi contro i propri beni o contro il clero o per i reati commessi da ecclesiastici. La giustizia era amministrata da un "corte parrocchiale", che emetteva giudizi di primo grado.

Chiese e Conventi


Le chiese più antiche (Sant'Antonio Abate, San Michele Arcangelo, San Nicola e San Giovanni) furono in generale rimaneggiate o ricostruite nel Cinquecento, parallelamente a numerose nuove costruzioni (San Giuseppe, San Giuliano, San Leonardo, Santa Maria di Gesù, Santa Maria del Rito e Santa Lucia), che si ebbero fra il 1530 ed il 1600, con una vera gara fra i quartieri per abbellire la propria chiesa. Gli edifici di culto raggiunsero il numero di 26.

Diverse categorie avevano le proprie confraternite, come quella di San Nicola per i mulattieri o quella di San Michele Arcangelo per i maestri d'arte, una delle tre suddivisioni del ceto popolare di Tusa.

Chiesa Matrice


Dedicata a Maria Santissima Assunta e Chiesa Madre sorse nel Cinquecento nella parte alta del paese, presso la Torre civica e la piazza principale.

Qui sorgeva il Palazzo, fortiricato e comprendente l'attuale Torre civica, sede del "capitano" e delle guardie. Nel cortile del Palazzo, corrispondente all'odierna piazza principale si apriva la cappella dedicata alla Madonna delle Grazie, che custodiva un dipinto della Madonna su ardesia, forse della scuola di Antonello da Messina.

Nel Cinquecento la vecchia chiesa matrice di San Nicola era divenuta ormai insufficiente e si decise di demolire il Palazzo per la costruzione di una nuova chiesa e nel 1538 venne decisa l'erezione, con l'ampliamento della cappella del Palazzo. Contemporaneamente vennero edificate cappelle del SS. Sacramento, del SS. Rosario, e delle Anime del Purgatorio, gestite dalle confraternite omonime. Le cappelle furono successivamente integrate nella chiesa principale.

La chiesa fu danneggiata dal terremoto del 1693 e ricostruita di maggiori dimensioni nel Settecento. Nel 1736 venne demolita la chiesa e la sua ricostruzione venne affidata all'architetto palermitano Francesco Ferrigno.

La chiesa ebbe una pianta basilicale a tre navate, con tre absidi e transetto che riutilizzarono le strutture della chiesa precedente. Sotto il coro venne ricavata una cripta. All'interno le navate sono separate da colonne su due ordini con archi a tutto sesto. La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata, le navate laterali da volte a crociera. Furono ricostruite ad un livello più alto anche le cappelle del Santissimo Sacramento, del Santissimo. Rosario e delle Anime del Purgatorio, mentre gli spazi sottostanti furono adibiti a sepolture. La facciata è rimasta incompiuta e prevedeva due ordini. Vi è stato collocato il vecchio portale rimaneggiato e ampliato. L'ingresso sul lato meridionale è stato ornato con il vecchio portale d'ingresso della cappella delle Anime del Purgatorio. La prevista cupola non venne realizzata per protesta sulla mancata attribuzione della sede vescovile a Tusa.

La nuova chiesa fu riaperta al culto nel 1754. Nello stesso anno venne costruita la sacrestia e nel [1777]] il pittore Michele Calabrò ricevette l'incarico d'abbellire la volta del coro e l'altare maggiore con un dipinto raffigurante l'Assunzione. Nel 1778 la chiesa, completa di tutti gli altari e del pavimento di marmo, venne consacrata a Maria Santissima Assunta.

Sull'altare maggiore fu collocato un trittico marmoreo del 1525, attribuito al Gagini, proveniente dalla chiesa di Santa Lucia. In una nicchia dietro l'altare fu collocata la statua lignea della Madonna Assunta o Immacolata, scolpita da Simeone Li Volsi nel 1644. Lo stesso artista realizzò le sculture in gesso di santi e profeti che ornano le pareti del coro.

La cappella del Santissimo Sacramento conserva un altare intarsiato di Salvatore Allegra, del 1782, arricchito da elementi di argento. Una balaustra in marmo limita l'ingresso e le pareti sono decorate a stucco. La cappella del Santissimo Rosario si trova all'estremità del transetto: sull'altare una statua lignea della Madonna di Simeone Li Volsi, del 1632. La Cappella del Crocifisso, ospita un altare in marmo acquistato a Messina dopo il terremoto del 1908. Vi si conserva la statua in marmo, attribuita al Gagini, del 1472 che raffigura la Madonna della Mercede. La cappella delle Anime del Purgatorio conserva un quadro dello Zoppo di Gangi.

Il primo altare della navata sinistra, dedicato ai Santi Cosma e Damiano, protettori dei Padri Altaristi, presenta un dipinto di Francesco Bonomo, del 1783. Sul secondo altare, dedicato alla Madonna della Mercede, si trova una statua di marmo scolpita nel 1472 ed attribuita al Gagini. Sopra la porta laterale, attualmente si trova il dipinto su ardesia della Madonna delle Grazie, proveniente dalla cappella nel cortile del Palazzo. Nella chiesa si conserva una rreliquia di Santa Rosalia, donata alla comunità di Tusa dall'arcivescovo di Palermo nel 1625,

Prima del 1940 nella piazza esisteva una vasca protetta da un'inferriata, dove era collocata la statua di Claudio Pulcro, rinvenuta ad Alesa, oggi nell'aula consiliare del Comune.

Chiesa di San Nicola di Bari


Si tratta della prima chiesa costruita a Tusa, che funse da chiesa matrice fino a tutto il XV secolo e sembra sia stata costruita contemporaneamente alla fondazione del paese.

La chiesa si presenta a due navate di altezza diseguale, suddivise da colonne e pilastri su cui poggiano archi. La copertura è in legno: la navata più piccola, gli archi e il portale laterale appartengono alla fase più antica, mentre la navata maggiore si deve ad un rimaneggiamento del XIV secolo. L'attuale portale principale risale al 1595. Vi esisteva una cappella di santa Barbara.

La torre campanaria, simile a quella della chiesa di San Giovanni. sembra successiva al primo impianto della chiesa e presenta una guglia con maioliche colorate. Tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, la navata maggiore venne accorciata per permettere il restauro del campanile.

La chiesa, lasciata dai benedettini agli inizi del XIX secolo venne chiusa al culto nel 1914. Nel 1956 e nel 1985 fu restaurata.

Chiesa di san Giovanni Battista


La chiesa attualmente in stile arabo-normanno si trova nella parte più antica del paese. e non si conosce l'epoca della sua fondazione. Fu più volte rimaneggiata.

Ha pianta quasi quadrata ed è suddivisa in tre navate da due ordini di colonne monolitiche. La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata con finestre. I portali di accesso furono aggiunti nel 1565. Sull'altare maggiore, di Martino Li Volsi, si trova una statua di san Giovanni, forse attribuibile a Giovanbattista Li Volsi.

La torre campanaria presenta la guglia rivestita di maiolica colorata. Il campanile venne annesso alla chiesa nel 1650

La chiesa era suffraganea dell'abbazia di Sant’Anastasia a Castelbuono.

Chiesa di Sant’Antonio Abate


Nota anche come chiesa di Sant’Antonino, non se ne conosce la data di fondazione, forse in relazione con lo scomparso Castello.

Presenta una sola navata con abside. Vi si era stabilita nel 1555 la confraternita del Santissimo Rosario. Nel 1878 in seguito al crollo del tetto venne chiusa al culto e la statua del santo trasferita nella chiesa di San Pietro. Venne quindi sconsacrata nel 1931 e venduta nel 1934 a privati.

Chiesa di San Michele Arcangelo


La costruzione della chiesa risale al primo periodo normanno, adiacente alla principale porta cittadina e alle mura. Della chiesa più antica rimane tuttavia solo parte della facciata. Nel 1646 vi fu realizzata una cappella della Madonna delle Grazie, per ospitarvi il dipinto precedentemente conservato nella omonima cappella del Palazzo. La chiesa prese dunque la denominazione di Madonna delle Grazie e San Michele Arcangelo.

Durante i lavori di ricostruzione svolse le funzioni di Chiesa matrice (1736-1754).

La chiesa era annessa al convento dei frati minori, che si trasferirono nel 1561 e furono sostituiti dai cappuccini, che si trasferirono anch'essi nel 1572. I locali del convento divennero quindi di proprietà privata e subirono trasformazioni e rimaneggiamenti.

Fu chiusa al culto nel 1882 ed era stata sede della confraternita di Maria Santissima Rifugio dei Peccatori. Andata in rovina, fu sconsacrata nel 1898. Fu trasformata per divenire canonica nel 1958 e attualmente è utilizzata come sala parrocchiale.

Chiesa di Santa Lucia e Convento dei padri agostiniani del Santissimo Salvatore


Al limite occidentale del paese, presso le mura, si trovava la chiesa di Santa Lucia, con la torre campanaria e il convento agostiniano dell'ordine degli eremiti.

Chiesa e convento furono fondati nel 1530 per munificenza di Simone Ventimiglia. La chiesa è ad unica navata, con cappelle e altari, e presenta una ricca decorazione in stucco. Il convento fu soppresso nel 1665 e le sue rendite incorporate a quelle del seminario di Cefalù, ma fu riaperto per petizione popolare nel 1679. Passò quindi al demanio dopo la soppressione degli ordini religiosi nel 1866 e fu venduto a privati nel 1898, mentre la chiesa fu acquistata dal comune nel 1876. Chiusa al pubblico nel 1934 fu abbandonata e dichiarata inagibile nel 1950. Nel 1964 crollò il tetto e in mancanza di fondi ne fu decisa la demolizione, eseguita nel 1967.

Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria


La chiesa fu edificata nel XVI secoloCinquecento appena fuori dalle mura, nel quartiere detto il Borgo. Vi era annesso un monastero di suore benedettine.

La chiesa ha unica navata con volta a botte lunettata: danneggiata dal terremoto del 1693 fu ricostruita nel 1718, senza la precedente scalinata in facciata e con accesso solo attraverso i portali laterali. In seguito al terremoto del 1908 venne chiusa per i lavori di restauro tra il 1910 e il 1932 e fu riaperta al pubblico solo nel dopoguerra. Ancora danneggiata dal terremoto del 1968 fu rapidamente restaurata e riaperta.

Vi si trova un quadro con la "Consegna delle Chiavi a san Pietro", attribuito ad Alonzo Rodriquez e un altro con la "Madonna del Rosario" di Galbo da Castelbuono.

Chiesa di San Pietro e collegio di Maria


La chiesa embra essere stata fondata o rimaneggiata nel 1555 e dovette subire ulteriori trasformazioni in occasione della fondazione del "Collegio di Maria" nel 1785, un collegio educativo femminile, retto fino al 1906 dalle "suore di Maria", e quindi successivamente dalle "Figlie di sant'Anna", dalle suore della Sacra Famiglia riparata, e infine dalle suore Collegine. Chiesa e convento furono abbandonati dopo i danni subiti nel terremoto del 1968. Dopo i restauri del 1979 e del 1987 sono tuttora chiusi al pubblico.

Chiesa di Santa Maria di Loreto e monastero delle benedettine


Più noto come "batia o cuoppu" il convento occupò nella seconda metà del XVI secolo le case del sacerdote don Gregorio Gratteri, presso la chiesa di San Nicola. La chiesa presenta una facciata incompleta e interno a navata unica con volta a botte lunettata.

Il convento fu soppresso nel 1866 e l'edificio riscattato dal Comune fu venduto nel 1899 a privati. La chiesa, chiusa al culto e sconsacrata nel 1892 fu destinata nel 1931 a sala per manifestazioni teatrali.

Chiesa della SS. Trinità e Monte di Pietà


La chiesa era ubicata nella piazzetta Trinità e fu legata all'istituzione del "Monte di Pietà". Vi erano annessi una cisterna e un forno. La chiesa, amministrata dalla Congregazione di Carità, nel 1932 fu chiusa al culto e dopo alcuni anni andò in rovina.

Chiesa di San Leonardo e convento dei frati cappuccini


A nord, fuori dal paese, si trova la chiesa di San Leonardo, accorpata al convento dei frati cappuccini.

La costruzione, risalente al 1572, venne realizzata su petizione dell'Università di Tusa ad opera di padre Giammaria Pellegrino da Tusa, generale dell'ordine, e il convento venne istituito con dotazione del marchese di Geraci. I cappuccini furono ospitati tra il 1563 e il 1572 dal convento di San Michele Arcangelo abbandonato dai frati minori conventuali. Un altro convento cappuccino era presente a Castel di Tusa, con un ospizio nel baglio del castello.

La chiesa era a navata unica con volta a botte lunettata, internamente stuccata e affrescata. Sull'altare maggiore si trova il quadro con "Santa Maria degli Angeli e santi" del 1580 di Durante Alberti. Sotto il quadro è presente un tabernacolo di legno scolpito nel XVII secolo. Accanto all'ingresso, vi è un grande quadro, dipinto da Pedro Rogerio nel 1577, con la "Madonna del Carmine e santi": alla base è presente una veduta del paese nel XVI secolo. Vi si trova ancora il quadro con lImmacolata", dipinto da Jacobo Battaglia nel 1691.

Il convento è stato costruito su due livelli e conservava alcuni libri spostati nel 1966 nella biblioteca dei cappuccini di Messina.

La chiesa ed il convento furono chiusi nel 1866 e riacquistati ancora dai cappuccini nel 1899 e il convento fu riaperto nel 1902 e di nuovo chiuso nel 1978: successivamente restaurato nel 1983 vi si sono stabilite le "sorelle minori di san Francesco".

Chiesa di San Giuliano


Fu edificata nel 1565, ed era la sede della confraternita del Santissimo Crocifisso, unificata con quella del Santissimo Rosario nel 1625.

La chiesa è ad unica navata, Danneggiata dal terremoto del 1693, fu restaurata tra il 1714 e il 1719. Nel 1977 la confraternita si sciolse e la chiesa fu abbandonata.

Oratorio del Santissimo Sacramento


L'oratorio del SS. Sacramento, costruito tra il 1657 e il 1689, sorge nella piazza principalei e si distingue per la bella facciata barocca.

Ha unica navata coperta con volta a botte lunettata. Era sede della confraternita della "Compagnia del SS. Sacramento". Vi si teneva la cerimonia dell'Ultima Cena, in contenzioso con la confraternita di San Giovanni Battista. e con quella dell Santissimo Rosario.

La confraternita venne soppressa nel 1866. L'oratorio fu chiuso al culto nel 1968. Restaurato nel 1978 è adibito a sala per le riunioni parrocchiali.

Chiesa di San Giuseppe


Edificata ntorno al 1600 con il contributo della famiglia Li Volsi, si trova nella parte alta del paese. La chiesa è a navata unica coperta con volta a botte lunettata. La statua di san Giuseppe sull'altare maggiore e quelle sugli altari laterali, si debbono agli scultori della famiglia Li Volsi. Nel 1893 fu fondata l'omonima confraternita.

Danneggiata nel terremoto del 1968 fu restaurata nel 1976 e nel 1986

Chiesa di Santa Maria di Gesù e convento dei frati minori conventuali di san Francesco


La chiesa si trova proprio all'ingresso del paesee fu ultimata nel 1545. L'edificio è ad unica navata, coperta con volta a botte lunettata. Il vicino convento dei frati minori conventuali fu voluto dal marchese di Geraci nel 1561. Il convento e la chiesa furono chiusi con bolla papale del 1664, ma fu riaperto nel 1671 su petizione popolare e di nuovo chiuso nel 1806 per scarso numero dei frati.

Nel 1874, passato al demanio, il convento venne trasformato in ospedale e la chiesa venne chiusa nel 1882.

Chiesa di Santa Sofia


La chiesa, forse di origine bizantina e collocata ad ovest del centro abitato, è a navata unica con volta a botte lunettata, Aperta solo in particolari occasioni dal 1882 venne chiusa al culto nel 1931 e quindi venduta a privati.

Chiesa di San Cataldo


Si trova nell'omonima contrada a nord di Tusa; ha navata unica con volta a botte lunettata stuccata e affrescata. Esisteva nel 1609, ma andò ben presto in abbandono. Nel 1924 fu venduta a privati. Forse vi era annesso un monastero di agostiniani.

Chiesa di Santa Maria delle Palate e monastero dei benedettini


La chiesa si trova sulla collina su cui sorgeva l'antica Alesa. Forse di origine più antica e riedifcata nel XII secolo, ha subito diversi restauri. Presenta navata unica con abside circolare ed è coperta a capriata lignea. Gli arredi furono depredati con numerosi furti,

Chiesa di Santa Croce


L'edificio si trova verso est fuori del centro abitato_ edificato nei primi anni del Seicento, fu danneggiato dal terremoto del 1693 e restaurato già nel 1698. La chiesa a navata unica era coperta da una volta a botte lunettata.

Il convento dei padri crociferi o camilliani fu instaurato in occasione della peste del 1625 e fu completato successivamente e quindi abbandonato nel 1643

Il convento abbandonato fu affittato nel 1878 come magazzino, mentre la chiesa veniva aperta solo nei giorni festivi e nel 1933 fu sconsacrata e venduta ai privati per essere destinata ad altro uso.

Chiesa e monastero cistercense di Santa Maria dell'Altopiano


La normanna Guarneria, contessa di Geraci, fondò nel 1196, nella contrada Batia, la chiesa di Santa Maria dell'Altopiano con l'annesso monastero dell'Ordine cistercense, aggregato a quello del Santo Spirito di Palermo e successivamente assoggettato all'Ospedale Grande di Palermo. Attualmente si trova nel comune di San Mauro Castelverde.

Chiesa di San Giorgio con annesso convento benedettino


La chiesa e il monastero benedettino annesso sono citati nel 1454, presso il cortile esterno del castello di Marina di Tusa e in documenti successivi, ma non sembrano più riconoscibili.

Il monastero viene invece citato come suffraganeo dell'abbazia di Sant’Anastasia.

Chiesa di Santa Venera


Di ubicazione sconosciuta, la chiesa esisteva nel 1135 nelle campagne della contrada omonima

Il Calvario


Ad ovest, fuori del paese, si trova una particolare struttura che riproduce il Monte Calvario con tre Croci, realizzata nel XVI secolo

Le Confraternite


Le confraternite erano un'istituzione religiosa cittadina, oggi quasi scomparsa, legate alle processioni e alla sepoltura. Fino al 1820 si seppelliva infatti al di sotto del pavimento delle chiese e lo spazio vi era riservato ai confratelli e ai loro familiari o alle famiglie che facevano donazioni. In un apposito registro venivano annotati i nomi di coloro che venivano seppelliti nella chiesa. In seguito le confraternite ebbero cappelle riservate nel nuovo cimitero di San Luca. Quelle economicamente meno dotate confluirono in quelle più ricche e il loro numero si ridusse.

Nelle processioni i confratelli sfilavano vestiti con un apposito abito. L'ordine in cui le confraternite sfilavano era assegnato secondo l'antichità di costituzione o l'importanza attribuita a ciascuna dall'autorità ecclesiastica. Ogni confraternita era posta sotto la guida di un cappellano, che si occupava della formazione religiosa degli associati, delle regole da osservare e dei compiti da svolgere nelle manifestazioni religiose e nelle varie ricorrenze.

Le confraternite esistenti nei vari periodi furono quelle del Santissimo Sacramento, del Santissimo Rosario, di San Nicola, del Santissimo Crocifisso, del Monte di Pietà, del Purgatorio, di San Giovanni Battista, di San Michele Arcangelo, di San Giuseppe e delle Terziarie Francescane, ma non di tutte si conservano gli statuti e i registri. Oggi a Tusa sopravvive solo la Confraternita del Santissimo Sacramento.

Confraternita del Santissimo Sacramento


La "Compagnia del Santissimo Sacramento" fu fondata nella Chiesa Madre nel 1496 e fu aggregata all'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento della chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma. L'attività devozionale si incentrava sul culto eucaristico e si svolgeva in particolare durante la festività del Corpus Domini e nei riti della Settimana Santa. In particolare, nella funzione dell'Ultima Cena, aveva l'esclusività per la distribuzione dei pani benedetti ed entrò per questo motivo in conflitto prima con la confraternita di San Giovanni Battista (1686) e successivamente con quella del Santissimo Rosario.

La confraternita era formata da nobili, civili e galantuomini, che non potevano superare il numero di cento membri, tra i 17 e i 45 anni. Non vi erano ammesse le donne. Era gestita da un governatore, due assistenti, un tesoriere, un cancelliere, due sacrestani, due infermieri, due nunzi ed un cappellano, pagato dai confrati. Durante le processioni i confrati vestivano sacchi di tela bianca col cappuccio e mozzetti di panno sulle spalle, portavano un bastone con l'effige del Santissimo; la confraternita era preceduta da uno stendardo nel quale era raffigurata l'Eucaristia e la Croce. Ogni anno si solennizzava inoltre la festività della protettrice Sant'Irene.

Nel 1536 fu aperto nella Chiesa Madre un oratorio pubblico, destinato all'educazione dei fanciulli, pagato dalla confraternita e dall'Università di Tusa. Nel 1540 la confraternita venne rinnovata con bolla papale. Essendo divenuta insufficiente la cappella, nel 1657 fu eretto un nuovo Oratorio del Santissimo Sacramento nella piazza, mentre la vecchia cappella fu riservata al culto eucaristico. Come confraternita più antica, dal 1750 ebbe il diritto nelle processioni di precedere immediatamente il santo.

Gli accompagnamenti funebri, i diritti di sepoltura ed i legati, disposti da coloro che avevano sepoltura nell'oratorio, costituivano le cospicue entrate della compagnia. Con tali risorse, la confraternita acquistò una floridezza che conservò nel tempo e oggi è l'unica confraternita ancora esistente, sebbene il numero dei confrati sia ormai ridotto. Il vestito è stato recentemente cambiato: si utilizzano abiti civili ed una fascia gialla cui è appeso un medaglione con la raffigurazione del Santissimo Sacramento.

Confraternita del Santissimo Rosario


Fu fondata nel 1555 nella chiesa di Sant’Antonio Abate da Stefano Ususmaris, generale dell'ordine di san Domenico, e fu aggregata all'Arciconfraternita del Rosario della chiesa di Santa Maria sopra Minerva di Roma. Il cappellano era l'arciprete vicario curato.

La confraternita era retta da 8un governatore, due assistenti, quattro consultori, un tesoriere, un cancelliere, due infermieri ed un cappellano. Il numero degli associati non poteva superare i cento confrati e non vi potevano essere ammesse le donne. Nelle processioni i confratelli vestivano un sacco di tela bianco, con cappuccio e mantellina a doppia faccia, da un lato bianco con i margini rossi e dall'altro nero con bordi bianchi: questo secondo lato era utilizzato per i funerali e per la "processione della Madonna Morta" il 13 agosto. Portavano al petto un medaglione raffigurante la Madonna del Rosario ed in mano una candela o un bastone con l'effige della Madonna.

Nel 1565 la sede fu spostata nella Cappella del Santissimo Rosario, eretta accanto alla allora Chiesa Madre e completata nel 1574. Nel 1625 si fuse con la Confraternita del SS. Crocifisso, con sede nella chiesa di San Giuliano. La cappella era tuttavia ancora utilizzata: si continuò ad abbellirne l'altare con statue e dipinti e nel 1651 fu collegata alla Chiesa Madre aprendo un arco nel muro. Dopo il terremoto del 1693 e la demolizione della vecchia Chiesa Madre nel 1736, la confraternita partecipò alla ricostruzione della chiesa e curò la riedificazione della cappella il cui altare era già completato nel 1750. In seguito il vecchio oratorio sotto la cappella venne abbandonato e utilizzato come spazio per le sepolture. La confraternita entrò in conflitto con le autorità ecclesiastiche, a causa dell'apertura di una comunicazione tra la sacrestia e la chiesa, che passava per la cappella.

Confraternita del Purgatorio o delle Anime Purganti


Fondata probabilmente intorno alla metà del XVI secolo, esisteva sicuramente nel 1636. Le confraternite dedicate alle anime del Purgatorio erano diffuse in Sicilia, dove venivano chiamate "confraternite dei Miseremini". Il suo oratorio, costruito accanto alla Chiesa Madre, venne successivamente incluso in questa chiesa. Nel suo altare gestito dalla "comunia degli altaristi", venivano celebrate giornalmente circa dieci messe in suffragio delle anime del Purgatorio.

I confrati vestivano un sacco bianco con cappuccio e mantellina nera. La confraternita era retta da un governatore, due congiunti, un tesoriere, un segretario, un sacrestano, due nunzi, un vessillario, un crocifero ed un cappellano. Non se ne conosce l'anno di scioglimento, ma nel 1870 viene citata come cappellania.

Confraternita di San Nicola


La confraternita di San Nicola fu costituita nel 1655. I confrati originariamente vestivano il saio bianco incappucciato, portando sulle spalle un mantello color verde con bordi rossi ed un bastone pastorale con l'immagine del santo. La struttura amministrativa prevedeva: un superiore, un vice-superiore, un segretario, un vice-segretario, un cassiere, due cerimonieri, un crocifero, un vessillario, un sacrista, un cappellano e quattro confrati per portare le bacchette.

Fino al 1750 ebbe nelle processioni il posto più importante, che passò quindi alla confraternita del Santissimo Sacramento. Fu sciolta prima del 1852, e nel 1866 i beni vennero acquisiti dal demanio. Nel 1894 la confraternita fu rifondata, accogliendo i contadini ed i mulattieri. La veste era ora costituita da abiti civili sopra cui veniva portata la mantellina verde con i bordi rossi ed il medaglione con l'immagine del santo sul petto. Nel 1930, in seguito alla chiusura della chiesa di San Nicola la sede fu spostata nella chiesa di Santa Caterina. Nel 1956 si sciolse definitivamente ed i confrati confluirono nella confraternita del Santissimo Sacramento.

Confraternita di San Giuseppe


Fu costituita nel 1893, assorbendo la disciolta confraternita di San Michele Arcangelo. I suoi componenti erano artigiani e maestri d'arte, tra i 18 ai 45 anni. Lo scopo della confraternita era quello d'operare per la religiosità, il benessere spirituale e l'aiuto reciproco dei congregati. La sepoltura dei confrati e dei loro familiari poteva avvenire in una cappella riservata del cimitero di San Luca. I confrati vestivano abiti civili con fascia azzurra a cui era appeso un medaglione raffigurante San Giuseppe ed in mano portavano una candela.

La confraternita si occupò della chiesa di San Giuseppe e interveniva nelle processioni. Si è sciolta nel 1976.

Ricorrenze religiose e tradizioni


La festività di san Giuseppe (19 marzo) è preceduta dalla tradizione dei "Virgineddi". Nei mercoledì precedenti chi ha un voto da assolvere invita un certo numero di fanciulli dei due sessi ad un pranzo in onore del santo, nel quale le pietanze sono definite dalla tradizione: non può mancare la zucchina a coniglio e le sfingi zuccherate.

Per la festività di santa Lucia, la tradizione vuole che ognuno mangi un po’ di cuccia, chicchi di grano di grandi dimensioni, che simboleggiano le pupille, cotti e conditi con solo olio e sale. Per la stessa festività, anticamente si svolgeva una luminaria o fiaccolata notturna

Per la festività di san Giovanni, il 24 giugno, avveniva la "squagliata d'u chiummu": del piombo liquefatto su un piccolo fuoco veniva versato in una bacinella piena d'acqua e le figure che si venivano a formare erano interpretate come vaticinio augurale.

Per la festività dell'Assunta si svolgevano quattro processioni: il 13 agosto quella "della Madonna Morta", con la statua adagiata sopra una bara di giunchi; il 14 la Madonna venviva rappresentata come resuscitata e in chiesa veniva assunta in cielo con un macchinario in legno. La stessa cerimonia si ripeteva il 15 agosto con l'intervento anche dei "galantuomini" e infine era ancora ripetuta il 22 agosto, accompagnata dalla "cavalcata". Quest'ultima consistevadi cavalli, di muli, di asini, con il raccolto della questua dei cereali a Maria, e preceduta da cavalieri che offrono doni per miracoli ottenuti.

Sono infine ancora in uso il canto corale notturno per l'Immacolata, i lamenti del Venerdì Santo ed il canto di mezz’agosto per chiedere all'Assunta protezione dal "gran terremoto".

Il Territorio


I "bagni"


Sulla costa, presso la foce del fiume Tusa, si trovano i resti di un edificio che conserva pavimenti a mosaico in tessere bianche, nere e rosse, e strutture antiche, già visto nel Seicento da Tomaso Fazello e da lui interpretato come struttura termale. Sull'edificio si sono impiantate costruzioni più recenti ("Case Gravina"), ma la struttura potrebbe essere interpretata come quella citata nelle "tavole alesine" come elemento di confine tra i lotti del territorio alesino.

Il ponte Riggieri


A circa 300 m dalla collina un antico ponte supera il torrente Tusa ed era forse a servizio della strada verso Herbita ed Enna. Gli attuali resti sono di incerta datazione e il nome sembra riferito ad un intervento di epoca normanna.

La torre Migaido


Nella vallata del fiume Tusa, a quota elevata (439 m s.l.m.), era sorta una torre cilindrica, databile probabilmente al IX secolo, all'epoca dell'invasione araba. Il nome di "Migaido" deriva dall'arabo mà-gàytu, con il significato di "il punto più lontano". La torre presenta mura dello spessore di circa 3 m, e all'interno sono ricavate scale per arrivare sulla sommità. La presenza di un camino ne testimonia un utilizzo anche abitativo. In origine dei merli erano presenti sulla sommità. La sua funzione dovette essere quella di un posto d'osservazione, con guarnigione fissa, che assicurava il collegamento visivo tra almeno due punti opposti del territorio, sia verso Alesa che verso Amestrato ed Herbìta. Ruderi di altre torri che potevano far parte del medesimo sistema di segnalazione potrebbero essere la "torre Macera", nella valle a sud di Castel di Lucio e altri resti nei pressi del monte Sambughetti, presso Herbita.

Una cappella con affreschi di epoca normanna ("Trinità" e "Cristo Pantocratore") sorse quindi nei pressi della torre e più tardi al complesso si aggiunse un recinto quadrangolare con piccole torre rotonde e una quadrata: la trasformazione risale al XIV secolo , ad opera dei cittadini di San Mauro Castelverde per conto dei Ventimiglia che in tal modo potenziarono il loro dominio nella zona. Nel 1488 la dimora fortificata fu utilizzata da alcuni esuli del Negroponte e successivamente ebbe semplicemente la funzione di fattoria fortificata.

Strutture idriche del "Viviere"


Nella contrada "Fruscio" un gruppo di sorgenti, conosciute con il nome di "Viviere", presentano opere idriche di captazione delle acque che sono state riutilizzate per il moderno acquedotto di Tusa. Le strutture erano già state identificate da Tomaso Fazello, che vide inoltre le tracce di un acquedotto che convogliava le acque raccolte verso Alesa. Una parte della struttura (il "Vecchio Viviere", conserva alcune colonne che circondano una grande vasca, relative forse ad un antico ninfeo. La vasca è collegata ad altre vaschi minori, utilizzate per la distribuzione e come lavatoi.

Il complesso potrebbe essere identificato con la fonte "Ipurra" citata dalle "tavole alesine", e si troverebbe dunque in prossimità del tempio dedicato a Giove Melichio.

La contrada Ospedale


Nelle "tavole alesine" viene citata una" via Xenide" che può forse essere identificata con l'attuale contrada e via Ospedale (o "via Spitali"), a metà strada fra il sito di Alesa e Tusa. Il termine greco di xenide sembra infatti avere lo stesso significato del latino hospitalis, corrotto quindi in Ospedale. Secondo l'iscrizione qui dovrebbero dunque trovarsi il tempio di Adrano, il "tapanon" e il "tematesis" dell'antica Alesa.

Toponomastica dei luoghi


Nel territorio comunale molte località furono ribattezzate con nomi di santi, nel periodo feudale o quando divennero proprietà della Chiesa o altre istituzioni religiose. Nella fascia più interna molti nomi sono tuttavia ancora di derivazione greca o latina, mentre nella fascia costiera i nomi originali sembrano prevalentemente di origine araba: in epoca precedente questa zona costituiva forse la grande foresta di cui parlano le "tavole alesine".

I borghi di Alesa


Con la scomparsa di Alesa si svilupparono anche altri centri secondari oltre a Tusa, che costituiscono oggi le frazioni di "Castel di Tusa" e di "Milianni". Tusa e Castel di Tusa erano probabilmente insediamenti secondari già in epoca antica, mentre Milianni si formò in epoca successiva.

Castel di Tusa


Mentre la città di Alesa venne occupata in epoca araba dalla fortezza di "Qalat al Qawàrib" ("Rocca delle barchette"), il sottostante approdo, che doveva già essere stato attivo in epoca antica, si sviluppò probabilmente come borgo marittimo. Sotto i Normanni entrò a far parte del feudo dei Ventimiglia insieme a Tusa e prese il nome di "Tusa Inferiore" o "Marina di Tusa". Sul costone roccioso che sormonta l'approdo la famiglia Ventimiglia fece costruire nel XIII secolo il castello della Marina di Tusa (poi Castello di San Giogio), da cui il borgo prenderà il nome attuale.

Nell'approdo continuano a svolgersi i traffici commerciali in collegamento alla via tra la costa e l'interno, verso Enna, in uso fino al Settecento. L'approdo fu oggetto di contesa per i dazi che se ne ricavavano tra i Ventimiglia e il vescovo di Cefalù.

In seguito alle incursioni dei corsari nel Seicento vennero potenziate le strutture difensive della costa, erigendo nuove torri e perfezionando il sistema di collegamento visivo. Il castello viene dotato di artiglieria con un ampliamento della guarnigione e sulla costa venne eretta la torre Selichenti.

Dopo lo spostamento della via per Enna, l'attività portuale continua in direzione delle Isole Eolie. Fino all'arrivo della ferrovia le barche continuano ad assicurare i trasporti verso Palermo e Cefalù.

Nei pressi sorge la tonnara del Corvo, ancora attiva nel 1780, ma che verrà chiusa come poco redditizia agli inizi dell'Ottocento.

Le odierne attività del porto sono limitate alla pesca (in particolare acciughe e sarde salate.

La tonnara del Corvo, molto attiva fino al 1780, viene venduta dai Branciforti ai La Torre, ma cesserà del tutto la sua attività agli inizi del 1800, perché divenuta non redditizia.

Altri nuclei abitati


Il borgo Santa Venera consiste in una parte del territorio di Alesa, successivamente divenuto un semplice casale, citato in un documento del 1135, che menziona anche l'esistenza di una chiesa. Successivamente non se ne hanno altre menzioni.
Struttura in contrada Sant'Ippolito, divenuta nel Settecento una fattoria fortificata. Nel luogo sono state rinvenute delle tombe dotate di corredi funerari e piccole lapidi in lingua greca e latina.
L'attuale Pettineo potrebbe aver tratto origine da uno di questi insediamenti, estesi nella valle del torrente Tusa.