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Palermo - Camera dello Scirocco


Palermo - Camera dello Scirocco
 
Un singolare ipogeo che desta ancora molta curiosità è rappresentato sicuramente dalle camere dello scirocco, esempi settecenteschi di architettura del raffrescamento passivo. La denominazione suggestiva di camera di scirocco per indicare questi singolari ambienti freschi si ritrova per la prima volta in un atto notarile del 5 agosto 1691 dove si legge: “Scendesi più in basso a man destra vi è una grotta seu camera di scirocco con fontana in mezzo e tutto in giro con mattoni di Valenza” . Il luogo era quello della famosa villa delle Quattro Camere del duca di Terranova, di cui oggi resta solo il toponimo, ubicata vicino il Convento dei Cappuccini in località Siccheria. La principale testimonianza di questi rudimentali condizionatori d’aria è quella lasciataci da Nino Basile, cultore attento della storia della città, che li riscoprì e studiò agli inizi del secolo scorso. Le camere dello scirocco costituirono spesso e in varie forme il corredo architettonico delle ville e casene di caccia durante la cosiddetta “grande villeggiatura” che raggiunse la massima diffusione nel XVIII secolo, un periodo fiorente per l’economia di Palermo in cui i nobili riscoprirono i piaceri e gli ozi estivi soggiornando nelle dimore di campagna di alcune località della pianura: Piana dei Colli, Crui las, Olivuzza, Mezzomonreale, Villagrazia, Santa Maria di Gesù. Ma il loro uso potrebbe essere anteriore a questo periodo per la presenza della “camera” di Villa Naselli Agliata descritta dal gentiluomo Vincenzo Di Giovanni nella sua opera Palermo Restaurato (1552) e successivamente in un articolo del Basile sulle ville di Palermo pubblicato sul Giornale di Sicilia (1928). La camera dello scirocco di Villa Naselli Agliata, a Villagrazia, si distingue per la presenza di una vera e propria “torre del vento”, di forma tronco-conica che racchiude alla base una camera con sedili, simile per funzionamento termodinamico alle badgir iraniane di Yazd (la città delle torri del vento) che veicolano la circolazione dell’aria fresca all’interno dei palazzi, espellendo quella calda. I contadini di Villagrazia chiamavano questa torre, u toccu per la sua caratteristica forma a cappello. Altra struttura caratteristica è data da una lunga e ampia galleria a volta reale dotata di pozzi d’aerazione, chiamata ”u passiaturi” (galleria del passeggio) dove scorreva un canale d’acqua sorgiva consentendo di passeggiare al fresco e sfuggire così all’afoso vento di scirocco. Agli inizi del secolo scorso con la perforazione dei pozzi irrigui si produsse, ahimé, l’inaridimento dell’antica sorgente di Ambleri e la conseguente disattivazione della camera dello scirocco che resta comunque integra nella sua struttura grazie alla lungimiranza del conte Francesco Naselli, proprietario della storica tenuta, che ne ha garantito la sopravvivenza e del quale la città dovrebbe esserne grata. Spettacolare e visitabile è la camera dello scirocco di Villa Savagnone in via Micciulla ad Altarello di Baida, intagliata ad arte nella roccia calcarenitica da una mano ciclopica, è attraversata e resa fresca dallo storico qanat medievale dell’Uscibene. Infine ricordiamo la Grotta dei Beati Paoli al Capo con ingresso nel vicolo degli Orfani, resa famosa dal Villabianca come luogo in cui si riunivano “al fresco” i fantomatici uomini d’onore, riscoperta di recente e restaurata, anch’essa possiede i caratteri tipici di una camera dello scirocco.

Situata nella porzione occidentale della piana di Palermo, nell’antica contrada di “Altarello”, all’interno dei confini dell’ex fondo Santacolomba (oggi smembrato in vari lotti a fini speculativi), la camera dello scirocco e le relative opere cunicolari drenanti è una delle perle nascoste di Palermo. La camera dello scirocco raggiunge la massima espansione nel 1700, quando la nobiltà Palermitana stanca della calura portata dal vento caldo di Sud-Est , lo Scirocco, si rifugiava in questi ambienti per trarne beneficio dalla frescura dovuta alla sua particolare struttura.Della camera si hanno però anche notizie risalenti al 1400.Le prime notizie bibliografiche fanno risalire l’escavazione di questa “grotta” al 1525 ad opera di Gerardo Battaglia, un mercante genovese che aveva in concessione il terreno ad uso estrattivo, per 2 onze l’anno da pagare al feudatario Luca Pollastra.Questa “cava” doveva servire per l’estrazione di calcarenite, ma il Battaglia, trovandovi all’interno un quanat*, reputò la cava improduttiva, lasciandola così ad un periodo di lungo abbandono, creando all’interno del fondo altre cavità estrattive.In seguito si hanno sparute, e poco verificabili notizie sull’anfratto: alcune fonti ne affidano la proprietà alla Congregazione del sant’uffizio (dipendente a Palermo dal tribunale inquisitorio spagnolo) sotto la tutela del Cardinale Mongitore dal 1600 al 1698; dopo un periodo di non ben definita esistenza del feudo finalmente, nel 1715, il fondo viene acquisito dai baroni Micciulla, che terranno il feudo fino al 1920, ricavando da quella “cava” la vera e propria Camera dello Scirocco.Durante il possesso da parte del baronato Micciulla il fondo subisce vari cambiamenti compreso l’acquisizione dell’usufrutto delle acque del gruppo sorgentizio del fiume Gabriele;Purtroppo però i baroni sono costretti a cedere il fondo, che sparisce misteriosamente insieme ai suoi proprietari.Durante gli anni ’60 e per tutto il perdurare del sacco edilizio di Palermo, Fondo Micciulla, diventa proprietà del boss Filippo Piraino. Oggi, dopo il sequestro, operato il 17 giugno 1980 ad opera del giudice Falcone, rientra nei beni confiscati alla mafia,ed è stato affidato all'A.G.E.S.C.I.



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